Dervisci Roteanti Mevlevi del Tempio di Galata
(Istanbul)
Musiche e danze rituali sufi
Formazione
8 semazen (4 donne e 4 uomini dervisci roteanti), 1 leader semazen
8 musicisti, 1 direttore, 1 maestro spirituale, 1 tour manager
(Size: 15,8 MB Lenght: 9' 20")
Il gruppo EMAV
Il nostro gruppo, "I Seguaci Contemporanei
di Mevlana", fu fondato sotto la guida del nostro maestro spirituale,
Hasan Dede.
Hasan Dede fu designato per questo ruolo da Hakki Dede, l'ultimo sceicco
del tempio di Mevlevi di Uskup (Skopie) nel 1965. Illuminato dal pensieri
dell'Eminente Mevlana pose le basi della nostra associazione durante
molti anni di servizio con varie congragazioni. Grazie all'amore e alla
tolleranza della gente di Mevlana di diverse religioni, lingue e nazionalità,
riunite intorno ad Hasan Dede. La nostra associazione fu fondata nel
1982.
I semazen, cioè i dervisci danzanti, il coro ed i musicisti si
svilupparono successivamente Sono stati tenuti oltre 300 concerti di
musica mistica, cerimonie di sema e conferenze in Turchia e all'estero
e articoli riguardanti noi sono apparsi in molte publicazioni. Inoltre,
con la produzione di opuscoli, cassette e CD. la cultura e la luce dell'Eminente
Mevlana hanno continuato ad essere diffusi nel mondo. La nostra associazione
ha lavorato per assicurare il sostentamento e la manutenzione del tempio
Galata Mevlevi a Istanbul dal quale prendiamo il nome, e per farlo vivere
come ha fatto per 500 anni. Con lo scopo di lasciare questa grande eredità
nella migliore condizione possibile per le future generazioni, questo
meritevole servizio continua con il sostegno occasionale e del ministero
della cultura e di altre organizzazioni.
La danza dell'estasi
La confraternita dei Mevlevi (i Derviches tourneurs dei viaggiatori
occidentali) sviluppò dal secolo XII a Konya, una musica colta
fondata sul sistema dei makam, modi analoghi ai maqam arabi, ai datsgah
iraniani e ai raga indiani.
La musica sufi della setta Mevlevi, per le sue caratteristiche spirituali
e meditative, aiuta i credenti ad avvicinarsi a Dio. Il rituale prevede
una danza rotatoria dove la mano sinistra è abbassata verso la
terra mentre la mano destra è girata verso il cielo. Il danzatore
diviene così il medium tra la terra ed il cielo.
La musica è dominata dal nay (flauto verticale) che
ha un ruolo mistico nella musica turca, i Küdum (piccoli
timpani in cuoio ricoperti di pelle di capra) e gli halile
(piatti in rame). Con tali strumenti si esegue la musica del rito mevlevi
(ayîn), elemento principale del sema, concerto spirituale
preconizzato dal fondatore della confraternita, Mevlänä
Djelâleddin el Rûmi («il nostro maestro Djelâleddin
del paese di Rum») e divenuto la base della musica colta turca.
Il nome Mevlevi deriva da quello di Mevlana, col il quale era conosciuto
presso i dervisci il grande poeta mistico del 13° sec., Celatettin
Rûmi. Egli non diede origine alla danza religiosa presso i Sufi,
poiché essa gli preesisteva, ma le diede enorme importanza. Così
scriveva: "Molte strade portano a Dio. Io ho scelto quella della
danza e della musica
Il canto cerimoniale è basato soprattutto su poemi tratti dal
Masnavi o da altri scritti di Rûmi. La trama contiene due concetti
dervisci di base: il raggiungimento dell'estasi attraverso la danza
e il ruolo potentissimo della danza nell'ottenimento di questo stato.
Quando questo stato è raggiunto, la musica dei percussionisti,
dei cantanti e dei musicisti si ferma ma i dervisci, nel loro stato
di estasi, continuano a roteare nel silenzio. (Si dice che quando un
derviscio raggiunge l'estasi, può accadere che i suoi piedi non
tocchino terra). La voce di un flauto solitario li riporta lentamente
alla realtà.
Queste danze, secondo i Dervisci Rotanti, sono il loro modo per allontanare
la mente da ogni contatto con le cose terrene e per far si che le loro
anime si allontanino dai corpi così da potersi riunire a Dio.
In Turchia la tradizione dei Dervisci (una parola persiana che significa
"monaco implorante") Sufi rappresenta un alto sviluppo della
particolare arte di comunicare con il divino attraverso la danza. L'educazione
di un derviscio è particolarmente ardua e consiste in 1001 giorni
di penitenza e prevede il digiuno e la meditazione. Per apprendere la
loro danza, i Dervisci bloccano due dita del piede al pavimento; in
questo modo essi imparano a mantenere regolare e disciplinata la loro
rotazione. Mentre rotea il Derviscio appoggia il suo peso sul piede
sinistro e allorché la rotazione acquista velocità, sulle
dita del piede sinistro, mentre la gamba destra dà slancio alla
rotazione. Per evitare il capogiro, il derviscio tiene la testa leggermente
inclinata verso destra e gli occhi fissi sul palmo della mano sinistra.
La cerimonia Mevlevi
Ciascun aspetto della cerimonia Mevlevi ha un valore simbolico, a partire
dai più piccoli dettagli degli abiti. La lunga veste bianca del
Derviscio rappresenta il suo sudario, il mantello nero la sua tomba,
l'alto cappello cilindrico la sua pietra tombale. Il leader dei Dervisci,
detto Semazen, indossa una sciarpa attorno al cappello, poiché
è l'intermediario tra il cielo e la terra; il colore rosso del
tappeto sul quale siede simboleggia il rosso tramonto del giorno in
cui morì Rûmi.
Il rituale ha inizio con un lento assolo di preghiera al profeta Maometto.
I danzatori si tolgono i neri mantelli e chiedono al Semazen il permesso
di danzare; benedetti da lui, cominciano lentamente a volteggiare, con
le braccia incrociate. A mano a mano che i giri si fanno più
veloci i lunghi abiti di discostano dal corpo dei danzatori e le loro
braccia si distendono. Il percorso descritto dai dervisci sul pavimento
della sala simboleggia i movimenti dei pianeti intorno al sole: ciascun
derviscio ruota intorno al proprio asse e al tempo stesso si muove nella
sala e il leader Semazen rappresenta il sole.
