Ai confini dell'India, del Pakistan e dell'Afghanistan si trova il Rajasthan - che in sanscrito significa "Paese dei Principi" - e il suo deserto, il deserto di Thar. E' forse a causa dell'aridità dell'ambiente che, nella notte dei tempi, i suoi abitanti hanno lasciato le bellezze del luogo per spostarsi verso occidente, attraversando il Caucaso, l'Iran, la Turchia, spingendosi fino all'Europa dando il via alla migrazione del popolo rom.. Coloro che, qualche anno fa, hanno visto il magnifico film di Tony Gatlif Latcho Drom non ne hanno certo dimenticato le immagini iniziali: una distesa di sabbia, un albero e un gruppo di musicisti che suonano per tutta la notte per festeggiare un matrimonio, così come si fa ancora solo in quei paesi che sono divenuti la memoria vivente del nostro passato, dove il tempo sembra sospeso, riempito solo di musica...
I Gitani del Rajastan, musicisti nomadi, ci riportano proprio sulle strade del nord ovest dell'India, là dove affondano le autentiche radici dei gitani. Erano nomadi provenienti dal deserto di Thar ed appartenevano a parecchie caste come quella dei Sapera-kalbelya (incantatori di serpenti) o quella dei Langa (rinomati poeti). Vi erano musicisti classici sufi e musulmani, cantastorie indù, artisti di strada, tutti riuniti in un'unica fusione di tutti i colori del Rajasthan, in un gran pot-pourris musicale e visivo d'ispirazione circense.
Il loro spettacolo è infatti un vero circo musicale, ma anche una combinazione unica di culture: araba, indiana e gitana; una combinazione nella quale i musicisti danno il ritmo ad un mondo incantato che comprende numeri di danza, spettacoli di circo, giochi acrobatici col fuoco, nonché affascinanti giochi d'equilibrio e di destrezza. Insomma, uno spettacolo da scoprire, con il quale i Gitani del Rajastan invitano a percorrere a ritroso, insieme a loro, la strada delle carovane sull'onda dei ritmi febbrili di una musica popolare che evoca il fascino misterioso di una terra ricca e immaginaria. Anche la musica che eseguono i Gitani del Rajasthan è misteriosa, tribale e d'origine vocale, vicina al qawwali (la musica sacra pakistana) ma con un idioma politeista inter-religioso.
La direzione artistica dello spettacolo è affidata a Hamed Khan, maestro di tabla.