(Romagna)

Tàca Zaclén

Alle origini della musica tradizionale romagnola

Valzer, polche, makurche, manfrine e galop
dal repertorio tradizionale di Carlo Brighi detto Zaclén


Davide Castiglia
- violino
Massimiliano Rossi
- clarinetto in do
Federico Martoro
- chitarra
Roberto Bartoli
- contrabbasso

Quella che noi oggi chiamiamo musica popolare romagnola ha origini lontane, sia spaziali che temporali. Nella Mitteleuropea della prima metà dell’ottocento le danze cortigiane come ad es. i minuetti, stavano cedendo il passo ai valzer, alle polche e alle mazurche. La classe borghese, che ormai sopravanzava quella nobile, non si identificava più negli stantii rituali delle danze cortigiane, ma ambiva a nuove musiche e a diversi balli: il ballo di coppia, che si esegue abbracciati volteggiando ed in cui i corpi vengono in contatto, comincia ad imporsi velocemente e soppianta le caratteristiche danze saltate di gruppo in voga fino ad allora ( in Romagna il trescone, la furlana, la monferrina e il saltarello). La passione per le nuove danze dilagò in fretta in tutta l’Europa, ed il valzer ne fu il principale veicolo. In Romagna il violinista Carlo Brighi detto Zaclèn ebbe l’arguzia e l’importanza di intuire per primo i mutamenti sociali e culturali della società dell’epoca e con la sua orchestra errò per la Romagna per oltre quaranta anni suonando le nuove musiche da ballo che arrivavano da oltralpe, scrivendone delle proprie ( la sua produzione annovera oltre 1200 tra valzer, polche e mazurche) e dando il via a quel fenomeno straordinario socio-culturale oggi definito “musica popolare romagnola”.
Buona parte dei suoi manoscritti originali sono ottimamente conservati nel Fondo Brighi della biblioteca Piancastelli di Forlì : spinti da grande curiosità li abbiamo fotocopiati e studiati e siamo rimasti incantati dalla bellezza e originalità del materiale musicale ivi contenuto: questo nostro progetto nasce quindi dal desiderio di far rivivere questo materiale ormai dimenticato, ma importantissimo per la nostra storia musicale.
Nato nel 1853 a Fimicino, vicino a Cesena, da una famiglia di contadini, Carlo Brighi (detto Zaclèn per la sua passione per la caccia alle anitre) studiò violino alla scuola comunale di Cesena con il maestro Antonio Righi. Ragazzo di talento, venne presto arruolato in orchestre di rango dirette da autorevoli direttori, tra cui Toscanini. Più tardi abbandonò quel tipo di attività musicale che si svolgeva in teatro, per suonare in giro per la Romagna. Non ci sono testimonianze circa le motivazioni di questo suo gesto: si può supporre che, essendo Zaclèn aderente al Partito Socialista Rivoluzionario di Andrea Costa , fosse spinto dal desiderio di portare la musica dei ricchi, dei benestanti e dei borghesi, opportunamente da lui rielaborate, ai poveri ed al popolo della sua terra.
Fu così che per oltre quaranta anni errò trionfalmente per la Romagna suonando musica da ballo nel suo salone di legno che innalzava a sera sulle aie, nei campi e nelle piazze dei paesi, e che solo alle prime luci dell’alba faceva smontare. Le sue erano musiche che si basavano molto sull’andamento veloce e sul virtuosismo tecnico strumentale, sulla accentuazione ritmica e dinamica dei tempi quasi sempre ternari: le coppie erano sottoposte a veri tour de force, anche a causa della lunghezza dei ballabili. Rispetto agli esempi viennesi, che sono all’origine di queste musiche, le composizioni di Zaclèn, e tutta la musica romagnola che ne seguì, si contraddistinguono per il virtuosismo dell’esecuzione e la velocità dell’andamento: nel valzer viennese si è come “cullati” dal tempo e dal ritmo, si galleggia; nel valzer romagnolo invece si è come sospinti da ritmi più rapidi: si “salta” al ritmo degli archi e del clarino in do, che più avanti sarà definito la “vera voce di Romagna”.
Nel riproporre le musiche di Zaclèn, che eseguiamo dal vivo in versione rigorosamente acustica , senza amplificazione per ricreare il più possibile il “suono” dell’epoca, abbiamo cercato di rimanere fedeli agli arrangiamenti dell’autore, riservandoci solo la libertà di deciderne a nostro gusto la velocità, mancando purtroppo sugli spartiti originali le indicazioni metronomiche.
Con la scoperta della derivazione della attuale musica romagnola da forme musicali viennesi e mitteleuropee della metà dell’ottocento, ci è venuta istintiva la domanda se la musica della nostra regione costituisca una forma di supina assimilazione di pratiche e modi di essere ed agire di classi superiori o, al contrario, se rappresenti una sorta di genuina e spontanea espressione popolare. Ma forse la questione, posta in questi termini, è fuorviante: se è vero che la cultura, intesa come espressione dell’attività umana, non funziona come la logica astratta, è vero che le persone, le cose, gli avvenimenti si incontrano, si scontrano e si influenzano a vicenda in un andirivieni perenne.
E forse i romagnoli, con Zaclèn in testa, hanno “semplicemente” accolto a braccia aperte la nuova moda che arrivava dalla Mitteleuropea ed incontrava per di più una loro esigenza di socialità, l’hanno assimilata, fatta propria, rielaborata. E da lì hanno prodotto qualcosa di nuovo.
Zaclèn morì nel 1915, quando le sue composizioni erano conosciutissime ed affermate in tutta la Romagna. Suo figlio Emilio prese in mano l’orchestra e la portò avanti ancora per anni: in questa formazione suonò anche, giovanissimo, il violinista Secondo Casadei. E la storia continuò.

Il gruppo TACA ZACLEN è formato da musicisti provenienti da esperienze musicali eterogenee (classica, etnica, jazz, etc.), ma accomunati dall’amore per la musica popolare della propria regione, la Romagna. Il repertorio di Carlo Brighi detto Zaclèn che verrà eseguito in questa occasione è frutto di una lunga ricerca d’archivio ed imminente ne è la pubblicazione su cd.

 

ROBERTO BARTOLI
Roberto Bartoli nato ad Imola (Bo), diplomato in contrabbasso al conservatorio di Pesaro nel 1980, studia poi arrangiamento e composizione jazzistica con Bruno Tommaso. Collabora con numerosi musicisti tra cui T. Lama, G. Trovesi, G. Mirabassi, F. Meloni, M. Negri, M.Tamburini, S. Zanchini, E. Fioravanti, S. Battaglia ed altri, partecipando a festival internazionali in Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Belgio, Spagna, Portogallo, Slovenia, Croazia, Russia, Libano, Tunisia.
Ha pubblicato i CD: Amaremandorle con il gruppo T.A.O. e Paolo Fresu, edito dall’etichetta tedesca Y.V.P., Terre di mezzo con il trio Rodriguez-Zanchini-Bartoli, edito dall’italiana Philology, Astolfo sulla luna con il Collettivo Leòn, Pulcherrima ignota con Fabrizio Meloni e l’ E Bairàv Ensemble, edito da Zecchini editore, Faro, con E. Rodriguez, S. Zanchini ed E. Fioravanti edito dalla Wide Sound , Anche se solo un miraggio, ci vuole coraggio, una suite per contrabbasso e computer edita dall’ etichetta Stella Nera, Jazz back con Antonio Marangolo e la Sebastian Coleman Gallery.
E’ autore delle musiche di diversi lavori teatrali : Lo scialle, tratto dall’omonimo racconto di C.Ozick e Canti per elefanti di Elena Bucci, Gordon Pym, tratto da E.A.Poe, riduzione teatrale di Enzo Vetrano e Stefano Randisi.
Ha partecipato, tra gli altri, ai festival di:
CLUSONE JAZZ 2001; ALONG CAME JAZZ - Tivoli 2000 e 2001; ROSSINI OPERA FESTIVAL 2001; CASSERO JAZZ - Castel S. Pietro Terme (Bo) (diverse edizioni);
SAGRA MUSICALE MALATESTIANA - Rimini 2002; CARPINO FOLK FESTIVAL 2001; CROSSROAD FESTIVAL - Imola '99; JAZZ U LAPIDARIJU - Pores (Croazia); BLACK & WHITE FESTIVAL, Torino '99; A/PARTE FESTIVAL, Bologna 2001; PERCUOTERE LA MENTE, Rimini 2002; PRAVDA FESTIVAL, Mosca 1990; CRISTAL JAZZ FESTIVAL, Maaseik (Belgio); Beiruth (Libano); Tunisi; Siviglia; Valencia; Ginevra; Berna; Monaco; Stoccarda; Bruxelles; Graz; Ljubljana; Maribor; Graz, Vienna.


DAVIDE CASTIGLIA
Nasce a Ravenna nel 1960, inizia lo studio del violino all'età’ di 9 anni. Nonostante l’impronta e l’impostazione classica con il passare del tempo la sua attenzione si sposta verso quell’immenso patrimonio di tradizioni ed emozioni che è la musica popolare. Nel 1981 entra a far parte del gruppo “Morrigan’s Wake” proponendo un repertorio di musiche tradizionali della cosiddetta area celtica nord europea, e con il quale oltre all'attività’ concertistica compone ed arrangia il commento sonoro di diversi spettacoli di teatro d’animazione.
Nel 1991 forma il gruppo “Bevano Est” con il quale estende la propria conoscenza verso la musica tradizionale dell’area mediterranea e dell’est europeo. Con B.E. partecipa ad alcune tournee (Portogallo, Argentina, Spagna). Sempre con il gruppo B.E. nel 1993 collabora con il “Teatro Valdoca” componendo ed eseguendo dal vivo le musiche dello spettacolo “Fuoco Centrale”, e nel 1999 partecipa alla stesura della colonna sonora del film “IL DOLCE RUMORE DELLA VITA” con la regia di Giuseppe Bertolucci.
Collabora con Cesar Brie nel 2002 suonando dal vivo durante i suoi spettacoli.
Oltre all'attività’ concertistica con i due gruppi sopramenzionati attualmente è docente presso la “SCUOLA DI MUSICA POPOLARE DI FORLIMPOPOLI” dove ne dirige l’orchestra.
Discografia:

“Dagli Appennini all’Irlanda” - 1988 Morrigan’s Wake
“Gradisca” - 1993 Bevano Est
“Fuoco Centrale” - 1995 Bevano Est
“Dagda” - 1996 Morrigan’s Wake
“Corone” - 1998 Bevano Est
“Ludla” - 1998 Bevano Est
“Il dolce rumore della vita” - 1999 Bevano Est
“Atlantic Sunrise” - 2000 Morrigan’s Wake
“Ramingo” - 2004 Bevano Est


FEDERICO MARTORO
Studia Canto e pianoforte per cinque anni alla scuola di Musica di Savignano sul Rubicone,
suo paese natale, abitatando per molti anni nella casa adiacente a quella dove viveva Secondo Casadei . Questa vicinanza lo ha profondamente segnato: gli stretti rapporti di amicizia con la famiglia Casadei lo portano ben presto ad amare profondamente la musica popolare e folkloristica della Romagna, diventandone un conoscitore approfondito ed un interprete apprezzato da molte orchestre tipiche. Inizia poi lo studio della chitarra, e collabora come chitarrista e cantante per dieci anni con l’orchestra “Il liscio di Romagna”. Attualmente è molto impegnato nella realizzazione e promozione di eventi culturali inerenti alla musica popolare romagnola, collaborando a tal scopo con le Edizioni Musicali “Casadei

 

MASSIMILIANO ROSSI
Diplomato in clarinetto al Conservatorio di Bologna, si è poi perfezionato studiando con alcuni tra i più prestigiosi maestri tra cui Karl Leister, Mauro Ferrando e Fabrizio Meloni. Ha collaborato con diverse orchestre sinfoniche italiane, tra le quali l’Orchestra Sinfonica di Pesaro e l’Orchestra B. Maderna di Forlì, tenendo concerti nei maggiori teatri italiani e facendosi apprezzare come uno dei più raffinati e sensibili interpreti del clarinetto contemporaneo. Collabora stabilmente con il quintetto della soprano svizzera Barbara Ulrike Theller, con cui si esibisce spesso in Italia ed in Svizzera. L’influenza che il jazz esercita su di lui lo ha portato a diventare un polistrumentista, ed ora è anche un apprezzato fisarmonicista e sassofonista. Come sassofonista collabora da molti anni con la Moon Cin Jazz Orchestra diretta dal M° Stefano Nanni, in repertori che spaziano dal jazz al classico e alle musiche da film. Ultimamente ha compiuto approfonditi studi sulle tecniche dell’arrangiamento, e sta iniziando con successo la carriera di arrangiatore.