Originari del quartiere ferroviario di Varennes-Vauzelles,
nei pressi di Nevers, soprannominato il Bronx a causa delle sue vie
ad angolo retto e della sua gigantesca officina, i Tamburi del Bronx
si sono formati nel 1987 in occasione del festival "Da Nevers all'alba".
Quello che all'inizio non doveva essere altro che un delirio per un
solo concerto, si trasformò rapidamente in un'autentica istituzione.
I media si impadronirono del fenomeno, da quel momento apparvero ovunque,
nacquero i Tamburi del Bronx.
L'idea del bidone la prendono dai Tamburi del Burundi (senza la tradizione
africana ma con, in più, la rabbia metropolitana), dei quali
hanno mantenuto la passione per picchiare forte. Ragazzi di strada con
la faccia da galera, occhiali neri, muniti di manici di piccone, sono
una ventina a tambureggiare su degli enormi bidoni metallici. Giunto
dalla parte più remota della contemporaneità, il loro
"rock ferroviario" è una poesia industriale sul fondo
dei barili di petrolio, in rime assordanti; un compromesso tra una marcia
militare, una carica di rinoceronti, una sfilata di rulli compressori
o bulldozers.
«Le loro esibizioni hanno fatto dei Tamburi del Bronx una sorta
di fenomeno artistico senza paragoni, capace di mescolare una tradizione
di provenienza tribale, africana, con l'immagine dura, estrema della
civiltà industriale.Protagonisti di numerosi festival europei,
i Tamburi del Bronx hanno realizzato anche diversi dischi, ma è
dal vivo che il radicalismo del loro devastante impatto si esprime al
meglio; fondamentale nella dialettica del gruppo è la dimensione
scenica, sia per l'uso delle luci che per la suggestiva disposizione
sul palco, mentre i ritmi si fondono con le voci.Come in un diabolico
sabba di rumori e suoni, generato dalla giungla d'asfalto».
(Enzo Gentile)